Convenevoli 3 – Sentieri

LA RICERCA-AZIONE

Ma l’antropologia si è mai interessata alla partecipazione? Davvero non c’è altro modo di descrivere la ricerca sul campo, oltre al racconto dell’eroico esploratore o del filosofo solitario nella foresta? Se l’incontro e la relazione sono alla base del processo di produzione della conoscenza antropologica, è altrettanto necessario riconoscere che questa vicinanza coinvolge, ad alta temperatura, corpi, menti e cuori, non lasciando indenne né chi incontra, né tantomeno chi è incontrato.Se diversi antropologi e antropologhe ci hanno riflettuto, provando a riequilibrare – nel loro modo di restituire i materiali raccolti – relazioni troppo spesso asimmetriche, altri hanno optato per forme collaborative e orizzontali di ricerca.Un approccio tra i più interessanti è sicuramente quello della ricerca-azione, nella quale l’antropologia può offrire quegli strumenti e quelle prospettive che, permettendo un lavoro autoriflessivo, migliorano le capacità d’azione e le condizioni di vita dei gruppi e delle comunità, al fine di renderli sempre più protagonisti del loro futuro. Più che una ricetta pronta all’uso, la ricerca-azione è un modo di fare, richiede disponibilità di adattamento, attenzione al contesto, correzioni in corso d’opera, passi in avanti, indietro e di lato, ma anche il dialogo tra competenze, interessi e punti di vista diversi.É quindi un processo tutt’altro che facile e scontato negli esiti e che, al contrario, genera spesso conflitti che non possono essere risolti se non con un lungo lavoro di negoziazione.In questa puntata, parlando di operatori sociali, sciamani e antropologi-specchio, Consuelo Nocentini e Gabriele Orlandi provano a tratteggiare le principali caratteristiche della ricerca-azione e a riflettere su come questo approccio metta in gioco la responsabilità che, come ricercatori e ricercatrici, abbiamo nei confronti delle popolazioni e degli individui che sono i nostri interlocutori.