{"id":2058,"date":"2021-06-04T15:00:06","date_gmt":"2021-06-04T13:00:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.collettivoepidemia.org\/?p=2058"},"modified":"2021-09-06T23:58:08","modified_gmt":"2021-09-06T21:58:08","slug":"leggere-lantropocene-attraverso-i-rifiuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/leggere-lantropocene-attraverso-i-rifiuti\/","title":{"rendered":"Leggere l\u2019Antropocene attraverso i rifiuti"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di Nives Ladina<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-2-1024x683.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2059\" srcset=\"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-2-1024x683.jpeg 1024w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-2-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-2-768x512.jpeg 768w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-2-16x12.jpeg 16w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-2-1440x960.jpeg 1440w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-2.jpeg 1500w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p style=\"text-align: right;\">\u00abThe garbage was down there, stacked in identical black plastic bags, and she walked home past a broad mound that covered a fire hydrant and part of a bus sign and she saw how everyone agreed together not to notice\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Don DeLillo, <em>Underworld<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai tempi della pandemia da COVID-19, i discorsi ufficiali delle autorit\u00e0 politiche e degli esperti hanno posto in primo piano i bilanci di vittime e contagi, oltre a fornire ordini e raccomandazioni per limitare la libert\u00e0 di movimento con lo scopo di prevenire la circolazione del virus. Questo ha avuto l\u2019effetto di relegare sullo sfondo altre situazioni considerate emergenziali: tra questi disastri \u2013 che non sono mai solo naturali ma anche sociali \u2013&nbsp; \u00e8 possibile citare l\u2019aumento della produzione di rifiuti, soprattutto quelli composti dai materiali monouso. Ci\u00f2 pu\u00f2 apparire paradossale, dato che la proliferazione di un\u2019epidemia induce il gruppo sociale colpito a riflettere su idee come quella di igiene e sulla percezione dei rischi d\u2019infezione, ridefinendo collettivamente i concetti di sporco e di pulito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso degli ultimi decenni, lo sviluppo di una \u201cscienza dei rifiuti\u201d ha portato questi ultimi a essere percepiti come un problema connesso al loro smaltimento attraverso un dibattito tra urbanisti, economisti e geografi, oltre che ingegneri: l\u2019interesse per la ricerca di soluzioni rivolte al contenimento delle masse di scarti prodotti non \u00e8 andato di pari passo con una riflessione sul modello produttivo e di consumo che le ha rese possibili. In realt\u00e0, vi sono aspetti politici, sociali e culturali legati alla percezione, alla rappresentazione e alla gestione dei rifiuti \u2013 visibili e invisibili \u2013 che ogni giorno continuano a essere prodotti in grandi quantit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo, l\u2019analisi di questa \u201cvita sociale dei rifiuti\u201d pu\u00f2 rappresentare anche un punto di osservazione per affrontare un altro tema difficilmente comprensibile a causa della sua vastit\u00e0 e complessit\u00e0, cio\u00e8 quello dei cambiamenti climatici. La ragione risiede nel fatto che lo studio dei prodotti del post-consumo permette di prendere in considerazione tutto quello che rifiutiamo nell\u2019epoca denominata \u201cAntropocene\u201d ma che \u00e8 destinato a riemergere in modo perturbante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A essere&nbsp; respinte sono quelle idee, quegli oggetti e soggetti umani e non umani che destabilizzano e mettono in discussione l\u2019immagine che abbiamo di noi e della nostra identit\u00e0 a livello individuale e sociale. Questa considerazione si applica nel caso della spazzatura, perch\u00e9 essa rappresenta una presenza-assenza quotidiana solitamente trascurata: la maggior parte delle persone sa poco di ci\u00f2 che succede agli oggetti che ha gettato via ma anche delle sostanze climalteranti che ha disperso nell\u2019atmosfera come prezzo da pagare per sfruttare dispositivi tecnologici e mezzi di locomozione che funzionano con i combustibili fossili. Per questo, le trasformazioni dell\u2019ambiente che ne derivano sono allontanate dalla vista, cos\u00ec da non risultare troppo disturbanti ed emotivamente insostenibili: solo in questo modo \u00e8 possibile continuare a vivere come si \u00e8 sempre fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-1-1024x683.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2060\" srcset=\"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-1-1024x683.jpeg 1024w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-1-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-1-768x512.jpeg 768w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-1-16x12.jpeg 16w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-1-1440x960.jpeg 1440w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-1.jpeg 1500w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che \u00e8 possibile affermare \u00e8 che c\u2019\u00e8 un principio democratico nei rifiuti, poich\u00e9 essi parlano di tutti gli strati della societ\u00e0, permettendo sia di guardare i cambiamenti dell\u2019ambiente sia di studiare dinamiche di potere solitamente tenute segrete. Per esempio, le autorit\u00e0 nazionali e locali scelgono generalmente di dislocare i rifiuti verso le aree abitate dalle fasce di popolazione che hanno meno capacit\u00e0 di far sentire la propria voce a causa di una carenza di risorse economiche e sociali. Il tratto peculiare di questi spazi geografici e sociali \u00e8 stato efficacemente riassunto nell\u2019espressione <em>slow violence <\/em>impiegata da Rob Nixon per indicare:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abA violence that occurs gradually and out of sight, a violence of delayed destruction that is dispersed across time and space, an attritional violence that is typically not viewed as violence at all. (\u2026) A violence that is neither spectacular nor instantaneous, but rather incremental and accretive, its calamitous repercussions playing out across a range of temporal scales\u00bb (Nixon R. 2011 p. 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se l\u2019ambientalismo \u00e8 stato a lungo inteso come un movimento promosso dalle \u00e9lite bianche dei paesi nordoccidentali che concepiscono la natura quale spazio ricreativo per il tempo libero, oggi questa immagine pu\u00f2 essere integrata con il riconoscimento di una serie di nuovi fenomeni emergenti: per i gruppi sociali pi\u00f9 svantaggiati e le comunit\u00e0 indigene l\u2019ambiente \u00e8 il luogo in cui si situa la vita sociale e quella biologica. La difesa del paesaggio \u00e8 connessa a quella della popolazione che lo abita ed \u00e8 per tale ragione che a volte le rivendicazioni di giustizia ambientale non si collocano apertamente sotto la categoria di ambientalismo pur portando avanti i medesimi obiettivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda le lotte compiute a livello nazionale, queste ultime tendono ancora a essere sminuite come esempi del fenomeno riassunto sotto la dicitura \u201cNIMBY\u201d (<em>not in my back yard<\/em>). Ci\u00f2 ha avuto l\u2019effetto di giudicare egoiste e volte a rifiutare ogni tipo di infrastruttura non voluta (Armiero M. 2015) tutte le forme di protesta portate avanti dalle comunit\u00e0 che si sono opposte, ad esempio, alla costruzione di infrastrutture per la viabilit\u00e0 vicino alle loro abitazioni, come nel caso degli attivisti No TAV in Val di Susa. In realt\u00e0, se questa valutazione pu\u00f2 essere calzante nei confronti delle fasce pi\u00f9 benestanti della popolazione, essa non coglie la volont\u00e0 di resistere da parte dei gruppi marginalizzati a una forma di potere che tenta di essere imposto dall\u2019alto senza che i diretti interessati siano interpellati. In questo modo, i cittadini abbandonati dallo Stato sono stati screditati per mascherare le discriminazioni di classe sulle quali si fonda la possibilit\u00e0 stessa di imporre in un luogo abitato la costruzione di un\u2019opera pubblica che minaccia la qualit\u00e0 di vita e la salute delle persone.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"695\" src=\"http:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-4-1024x695.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2064\" srcset=\"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-4-1024x695.jpeg 1024w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-4-300x204.jpeg 300w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-4-768x521.jpeg 768w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-4-16x12.jpeg 16w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-4-1440x977.jpeg 1440w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-4.jpeg 1474w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 pu\u00f2 avvenire con maggiore facilit\u00e0 nelle societ\u00e0 che possiedono una visione naturalista, cio\u00e8 tra quelle culture in cui si \u00e8 assistito all\u2019invenzione della \u201cnatura\u201d come campo esterno alla volont\u00e0 dell\u2019uomo (Descola P. 2006), a cui si contrappone un campo specificatamente umano caratterizzato dalla libera creazione. L\u2019ambiente finisce per essere &nbsp;presentato come uno spazio inerte privo di difese, fragile e soggetto a una protezione che pu\u00f2 provenire solo da un attore esterno (Eriksen T. 2017). In tal modo, si assiste al tentativo di ricondurre ogni fenomeno alla sfera della natura o a quella della cultura, cos\u00ec da riaffermare l\u2019illusione dell\u2019esistenza di un uomo privo di vincoli nel suo agire. Tale processo di rimozione delle forme di interdipendenza ambientale ha avuto come conseguenza una mancanza di parole e di espressioni con cui riferirsi al rapporto che l\u2019uomo intrattiene con lo spazio circostante e con cui sottolineare le peculiarit\u00e0 del mondo attuale: questo ha reso particolarmente difficile comunicare a livello collettivo rispetto a quegli ibridi di natura-cultura che si manifestano in maniera imprevedibile e con frequenza crescente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Thomas H. Eriksen, ci troviamo di fronte a una realt\u00e0 \u201cfuori controllo\u201d a causa degli effetti di surriscaldamento e accelerazione che la globalizzazione ha causato all\u2019interno di diversi ambiti dell\u2019esistenza umana, rendendo impossibile una loro gestione e determinando l\u2019emergere di una serie di effetti collaterali non prevedibili. I fenomeni che secondo lui meglio rappresentano questa nuova dinamica sono la crescita della popolazione mondiale, il consumo di fonti energetiche non rinnovabili, la mobilit\u00e0 associata ai fenomeni migratori e al turismo di massa, l\u2019espansione delle citt\u00e0 e delle aree periurbane, la massiccia produzione di rifiuti e la diffusione dell\u2019utilizzo di mezzi tecnologici per comunicare, che ha determinato la creazione di un enorme quantit\u00e0 di dati che richiedono molte risorse energetiche per essere trasmessi e conservati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi dei rifiuti non \u00e8 altro che una delle conseguenze delle altre accelerazioni, poich\u00e9 il consumo di energia produce inquinamento, le persone muovendosi lasciano rifiuti dietro di loro, i centri urbani generano grandi quantit\u00e0 di scarti e il mondo dell\u2019informazione causa la presenza di messaggi superflui ma anche di un\u2019enorme quantit\u00e0 di apparecchiature elettroniche che vengono buttate via ogni anno. L\u2019altra faccia dei processi produttivi e di consumo \u00e8 la creazione di residui sia di tipo visibile sia invisibile. perci\u00f2 \u00e8 possibile sostenere che la questione del surriscaldamento atmosferico e, pi\u00f9 in generale, l\u2019idea dell\u2019inizio di una nuova epoca hanno a che fare con un problema di rifiuti, materiali ma anche simbolici. Anche se nel campo antropologico questo tema \u00e8 diventato oggetto di ricerca solo recentemente ed \u00e8 ancora piuttosto marginale all\u2019interno della disciplina, la questione della contaminazione ne costituisce un precursore e ha precocemente guadagnato una certa rilevanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo <em>Purezza e pericolo <\/em>di Mary Douglas costituisce un punto di partenza imprescindibile per l\u2019analisi del&nbsp; binomio puro\/impuro: la tesi proposta dall\u2019autrice \u00e8 che la sporcizia \u00e8 \u00abun qualcosa fuori posto\u00bb (Douglas M. 1975 p. 77) e ci\u00f2 a causa di una precedente organizzazione del sistema che ha fissato il ruolo di ciascun elemento. Per questo motivo, i rifiuti possono costituire uno specchio del gruppo sociale che li ha prodotti, oltre a diventare dei fossili della contemporaneit\u00e0 destinati a indicare alle generazioni future quali scelte sono state compiute dai loro predecessori: i segni che vengono lasciati dall\u2019umanit\u00e0 costituiscono degli indizi preziosi per ricostruire le pratiche a essi associate, le relazioni che essi hanno reso possibili, i percorsi che hanno tracciato nello spazio, e cos\u00ec via.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, questa lettura deve essere integrata da uno sguardo capace di riconoscere l\u2019importanza degli oggetti scartati a partire dalla loro presenza fisica e dalla loro materialit\u00e0 non completamente controllabile. In questo secondo caso, si pu\u00f2 parlare di un approccio orientato all\u2019oggetto e non solo al soggetto che sul primo esprime un giudizio: Bruno Latour ha utilizzato l\u2019espressione \u201cattanti\u201d proprio per indicare gli attori umani e non umani che fanno parte di queste &nbsp;reti di relazioni (Bontempi M. 2017).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-1-1024x683.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2061\" srcset=\"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-1-1024x683.jpeg 1024w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-1-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-1-768x512.jpeg 768w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-1-16x12.jpeg 16w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-1-1440x960.jpeg 1440w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-1.jpeg 1500w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito, un caso di conflitto ambientale legato al tema dei rifiuti che ha avuto grande risonanza e ha attirato l\u2019attenzione sia del mondo accademico e sia dell\u2019opinione pubblica \u00e8 stato quello campano della cosiddetta &#8220;Terra dei Fuochi&#8221; (1). &nbsp;Per quanto riguarda la sua genesi, lo stato di emergenza \u00e8 stato indetto tra il 1994 e il &nbsp;2008 (Burgalassi D. <em>et al.<\/em> 2010) (2): questo ha determinato la presenza in quegli anni di un Commissariato di governo per l\u2019emergenza rifiuti a cui sono stati conferiti una serie di poteri straordinari, che hanno privato le amministrazioni locali delle loro funzioni con l\u2019effetto di ridurre il carattere democratico dei meccanismi decisionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre compiere una distinzione tra due processi che hanno avuto luogo in questo territorio, i quali pur essendo tra loro intrecciati possiedono un valore differente: da un lato, vi \u00e8 la cattiva gestione da parte delle autorit\u00e0 preposte dei rifiuti di natura domestica e industriale, che ha determinato la loro proliferazione negli spazi urbani e la moltiplicazione delle discariche. Dall\u2019altro lato, invece, a partire dagli anni \u201980 del secolo scorso, si \u00e8 assistito allo sviluppo di un accordo tra gli apparati dello Stato, le imprese del Nord Italia e la Camorra per disperdere i rifiuti pericolosi nelle campagne della Campania (Armiero M. 2014). Ci\u00f2 ha portato al consolidamento di una pratica di smaltimento illegale di rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aree dello Stato italiano \u2013 rendendo di fatto questo territorio una sorta di pattumiera del \u201cBel paese\u201d \u2013 tramite il loro seppellimento, il loro sversamento all\u2019interno delle acque e, infine, la loro combustione per mezzo di incendi di natura dolosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una prima fase segnata dalla passiva rassegnazione da parte degli abitanti dei comuni pi\u00f9 colpiti, a partire dal 2000 i roghi dolosi hanno iniziato ad acquisire una nuova visibilit\u00e0 a livello pubblico. La diffusione dell\u2019espressione Terra dei Fuochi \u2013 da ora in poi tdf \u2013 ha rappresentato un invito a ricostruire i legami tra le motivazioni del disastro ambientale e i suoi possibili responsabili: in un certo senso, la sua introduzione ha rappresentato un vero e proprio salto qualitativo (Alliegro E. 2017), dato che essa ha simboleggiato l\u2019intenzione di transitare dalla volont\u00e0 di descrivere una situazione a quella di denunciarla sia per quanto riguarda il lato ambientale sia quello sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attenta osservazione del cielo \u00e8 diventata un mezzo per riconoscere una situazione di degrado ambientale e di disfunzione a livello sociale e sanitario: la tdf \u00e8 uno spazio in cui i rifiuti tossici seppelliti, riversati nelle fonti d\u2019acqua e dispersi nell\u2019atmosfera tramite la loro combustione si infiltrano negli organismi degli esseri viventi. Allo stesso tempo, questo contesto geografico \u00e8 caratterizzato da una situazione di disoccupazione diffusa, da un sistema sanitario inefficiente e da una condizione di povert\u00e0 che caratterizza la vita di moltissime persone. La tdf \u00e8 un\u2019espressione che indica un singolo gesto criminale ma contemporaneamente abbraccia le mutevoli manifestazioni della devastazione ambientale nel territorio campano, come la presenza di grandi siti industriali abbandonati \u2013 a testimoniare il naufragio dei tentativi di modernizzare il Sud del paese \u2013 oppure l\u2019aumento del numero delle discariche e degli inceneritori.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-2-1024x683.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2062\" srcset=\"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-2-1024x683.jpeg 1024w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-2-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-2-768x512.jpeg 768w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-2-16x12.jpeg 16w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-2-1440x960.jpeg 1440w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-2.jpeg 1500w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente, la straordinariet\u00e0 di cui \u00e8 stata ricoperta la crisi dei rifiuti campana ha avuto l\u2019effetto di depoliticizzare la situazione e rimuovere le responsabilit\u00e0 statali sia dal lato dell\u2019intervento sia da quello dell\u2019inazione. La presenza di uno stato di emergenza pu\u00f2 costituire un\u2019occasione per le autorit\u00e0 di rafforzare il proprio controllo su di una determinata area, perch\u00e9 la presunta eccezionalit\u00e0 degli eventi consente di invocare un potere straordinario che oltrepassa i confini stabiliti dalle norme condivise: l\u2019invocazione della presenza di un pericolo per la sicurezza pubblica o per l\u2019incolumit\u00e0 dei cittadini diventa cos\u00ec un modo per esercitare un controllo pi\u00f9 rigido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, quando l\u2019emergenza diventa ordinaria e si trasforma in una parte dell\u2019esistenza quotidiana, i cittadini possono iniziare a mostrare insofferenza verso le restrizioni compiute ai danni delle loro libert\u00e0 fondamentali. Per tale ragione, oltre alle forme pi\u00f9 tradizionali di associazionismo, nel 2013 si \u00e8 assistito alla nascita di un sistema di monitoraggio del territorio da parte degli abitanti della provincia di Caserta tramite l\u2019istituzione di un \u201cservizio intercomunale di avvistamento dei fenomeni illeciti di combustione\u201d. La diffusione di questi gruppi di \u00abcacciatori di roghi\u00bb (<em>Ivi<\/em> p. 198) ha costituito uno strumento per denunciare gli spostamenti sospetti di veicoli e per immortalare gli incendi attraverso il ricorso a fotocamere o cellulari: l\u2019utilizzo di questi supporti digitali ha consentito di diffondere tramite internet le prove audio-visive del disastro ecologico che si stava consumando sul territorio campano, rendendolo visibile a livello nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a queste forme di aggregazione dal basso, la strategia impiegata da parte delle istituzioni statali per contrastare la crisi dei rifiuti si \u00e8 di fatto limitata alla costruzione di nuove discariche e inceneritori e alla riapertura degli spazi di raccolta precedentemente chiusi: questa scelta ha avuto come effetto collaterale quello di mantenere bassa la percentuale dei materiali di scarto riciclati a livello regionale (Armiero M., D\u2019Alisa G. 2012). Vi \u00e8 una contraddizione alla base di questa supposta emergenza dei rifiuti ed essa risiede nella sua temporalit\u00e0 diluita nel corso di molti anni, la quale ha determinato uno stato di sospensione che ha reso inutili e dannose le soluzioni fondate sull\u2019apertura di siti momentanei in cui spostare le grandi masse di rifiuti. La presunta temporaneit\u00e0 \u00e8 stata colta come occasione per non preparare adeguatamente le aree da convertire in discarica, portando all\u2019abbandono di grandi quantit\u00e0 di materiali con un\u2019origine e una composizione variabile. La rapida diffusione di questi spazi ha allarmato la popolazione delle aree limitrofe per il timore di ritrovarsi in breve tempo circondati dai rifiuti: la loro attenzione, a differenza di quella delle autorit\u00e0 politiche, si \u00e8 ampliata fino estendersi anche alle modalit\u00e0 di produzione degli scarti domestici e industriali, anzich\u00e9 limitarsi alle pratiche di smaltimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che si pu\u00f2 concludere, \u00e8 che il caso campano pu\u00f2 essere meglio compreso se si interpreta non come un esempio di emergenza rifiuti dal punto di vista del loro trattamento ma come una \u00abcrisi della democrazia\u00bb (<em>Ivi <\/em>p. 58), cio\u00e8 come l\u2019esito di un modello politico che ha sistematicamente ignorato le rappresentazioni, i discorsi e le pratiche delle comunit\u00e0 direttamente interessate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La messa in dubbio e le esitazioni nell\u2019individuare le cause della crescita dei casi di malattie respiratorie e oncologiche all\u2019interno delle aree pi\u00f9 contaminate ha avuto l\u2019effetto di delegittimare la sofferenza privata dei cittadini, cos\u00ec da impedire loro di comprendere le ragioni del loro male: sono stati proprio i malati e i loro familiari i primi a collegare le trasformazioni patologiche del corpo con i cambiamenti altrettanto dannosi avvenuti nell\u2019ambiente. La possibilit\u00e0 di un simile stato di sospensione pu\u00f2 essere spiegata nel seguente modo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u00c8 noto che non vi sia una sola causa del cancro polmonare o dell\u2019infarto, e che non tutti coloro che sono esposti a un fattore di rischio (come il fumo) sono destinati a contrarre questa malattia. (\u2026) Il carattere <em>non necessario<\/em> del nesso causale \u00e8 indicato non solo dal fatto che ad esempio il cancro pu\u00f2 insorgere nei non fumatori (\u2026), ma dall\u2019esistenza di molte altre cause (\u2026). Oggi si parla di <em>causazione multipla<\/em>, o di <em>rete di causazione, <\/em>per intendere che diverse esposizioni sono in grado, separatamente o con il concorso di pi\u00f9 d\u2019una, di provocare una malattia (\u2026). I criteri di riconoscimento della relazione causa-effetto in medicina si sono dunque complicati e indeboliti (\u2026)\u00bb (Ligi G. 2009 p. 144).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una visione simile \u00e8 stata quella proposta da Merril Singer con la teoria sindemica, la quale ipotizza la natura biosociale della salute e la possibilit\u00e0 che si verifichino delle interazioni tra diversi tipi di malattie e di condizioni socio-economiche e ambientali (Herring A. <em>et al.<\/em> 2011). Questa prospettiva complica il tentativo di ricostruire i rapporti di causa-effetto: nel caso della tdf, le condizioni di povert\u00e0 della popolazione e la carenza di infrastrutture del servizio sanitario pubblico hanno aggravato i processi patologici dei cittadini, dimostrando il ruolo negativo che le condizioni sociali possono avere nella manifestazione e nel decorso di una patologia<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, si \u00e8 assistito allo sforzo di silenziare i problemi strutturali della regione e il disastro ambientale<sup>4<\/sup> a cui \u00e8 stata, ed \u00e8 tuttora, sottoposta, incolpando direttamente gli abitanti per i loro stili di vita. Questi ultimi sono stati considerati la prima causa delle loro condizioni mediche in peggioramento (Armiero M., Iengo I. 2017), nonch\u00e9 della crisi stessa dei rifiuti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNei salotti televisivi si parl\u00f2 (\u2026) dell\u2019inadeguatezza genetica dei cittadini napoletani a fare la raccolta differenziata, della loro \u201cnaturale\u201d incapacit\u00e0 a gestire le regole, dell\u2019incivilt\u00e0 dei napoletani\u2026Eppure la gente per strada chiedeva a gran voce la raccolta porta a porta, la riduzione. Eppure, nei presidi fuori le discariche la gente si riuniva e si interrogava su cosa stesse succedendo; gente, anche, cui erano dati limitati strumenti di conoscenza, studiava da s\u00e9 e cercava di capire i motivi di quel disastro e di come porvi rimedio\u00bb (Armiero M. 2014 p. 83).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno di questa contrapposizione tra cittadinanza e istituzioni pubbliche si pu\u00f2 verificare una duplice dinamica positiva e negativa a partire dai rifiuti: essi possono creare relazioni sociali e rafforzare il senso di appartenenza alla propria comunit\u00e0, portando anche alla riscoperta di un legame con il proprio territorio. Al contrario, i rifiuti possono distruggere le forme di solidariet\u00e0 e fiducia, innescando delle scissioni interne: tali divisioni diventano comprensibili se si considerano le forme di conflittualit\u00e0 pi\u00f9 o meno latenti a livello locale, le quali sono causate dall\u2019esistenza di interessi contrastanti tra i diversi attori coinvolti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, la reazione generata dalla rivelazione delle ragioni che hanno portato i prodotti del post-consumo a circolare e accumularsi nel territorio campano pu\u00f2 rappresentare l\u2019anticamera di una sorta di risveglio, il quale permette una presa di coscienza e di conoscenza che rende nuovamente visibili i rifiuti, anche quelli che sono stati occultati. D\u2019altra parte, le persone possono rischiare di abituarsi a tali situazioni di degrado ambientale, anche a causa del loro sviluppo lento e graduale, cos\u00ec da continuare a muoversi nello spazio urbano noncuranti degli scarti solidi sugli angoli delle strade e delle nubi nere che salgono in cielo: in questo modo, si assiste a una scissione all\u2019interno della popolazione tra chi sceglie di protestare e chi continua a condurre la propria vita<sup>5<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso si inneschi un processo di contestazione, esso prende forma dalla scoperta di situazioni locali di contaminazione ambientale, mentre col passare del tempo la portata delle rivendicazioni tende a espandersi, trasformandosi in una rete di alleanze che hanno la potenzialit\u00e0 di arrivare a raggiungere una portata transnazionale. In questo modo, esse assumono un carattere condivisibile anche da chi abita in altri luoghi oppure da persone che rivestono altri ruoli, come ad esempio gli scienziati o gli esponenti politici. Se le comunit\u00e0 pi\u00f9 marginali ed economicamente povere sono state designate come le prescelte per la costruzione di discariche e inceneritori, \u00e8 proprio a partire da esse che \u00e8 possibile riconoscere nel movimento ambientalista una connessione tra istanze di tutela del territorio e delle persone che lo abitano: esistono una pluralit\u00e0 di prospettive legittime promosse dai diversi attori coinvolti, quindi osservare i conflitti ambientali non dal punto di vista dello Stato (Scott J. 1998) ma da quello dei movimenti di protesta (Armiero M. 2008) pu\u00f2 arricchire la loro comprensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il ruolo dell\u2019antropologo all\u2019interno di questi contesti, la sua capacit\u00e0 di riportare in primo piano le voci, i corpi e le malattie dei propri interlocutori pu\u00f2 diventare un modo per restituire, almeno in parte, una dimensione corale, o meglio, l\u2019intreccio delle diverse forme dialogiche raccolte durante le interviste e riportate all\u2019interno del testo che contiene i risultati del lavoro di ricerca. L\u2019ambiente non costituisce un semplice sfondo delle lotte sociali, poich\u00e9 qualsiasi tentativo di comprendere una societ\u00e0 deve riconoscere il valore del contesto ecologico in cui essa \u00e8 inserita. Le storie costruite a partire dall\u2019esperienza vissuta dai corpi non devono essere concepite in contrasto con le ricerche e gli studi promossi dagli scienziati ambientali ma in un rapporto di complementariet\u00e0, cos\u00ec da unire una forma di conoscenza incorporata con un\u2019altra di carattere pi\u00f9 astratto, la quale consente di rilevare anche quei rifiuti \u2013 come la diossina e la CO2 \u2013 che rischierebbero di restare invisibili, poich\u00e9 certe forme di inquinamento atmosferico sono amorfe, mobili e non rilevabili dai sensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei maggiori problemi riguardo all\u2019anidride carbonica \u00e8 che la vita sociale del carbonio ha una portata difficilmente comprensibile in modo diretto, perch\u00e9 traccia nuove connessioni a livello planetario, che mettono in contatto specie viventi, sostanze organiche e inorganiche e riserve di energia immagazzinate nella superficie terrestre. La rinnovata centralit\u00e0 dell\u2019anidride carbonica a livello pubblico porta a riscoprire l\u2019atmosfera come <em>locus<\/em> fondamentale per la vita umana: essa non \u00e8 uno spazio vuoto contrapposto alla densit\u00e0 fisica della materia in forma solida e liquida, bens\u00ec un\u2019area ricca a livello simbolico e centrale per comprendere le dinamiche in corso. \u00c8 proprio la non visibilit\u00e0 dell\u2019involucro gassoso e delle componenti da cui \u00e8 formato a rendere difficile attribuire all\u2019anidride carbonica il valore di rifiuto al pari di quelli percepibili dai sensi, nonostante l\u2019atmosfera sia diventata una discarica al cui interno circolano i gas climalteranti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seconda del contesto, il carbonio pu\u00f2 essere inteso come elemento chimico, come rifiuto pericoloso generato dai processi umani oppure come merce neutra sottoposta alle regole del mercato internazionale (Gunel G. 2016). Ci\u00f2 permette di capire che non \u00e8 il carbonio in s\u00e9 a costituire una minaccia, piuttosto \u00e8 il suo aumento ad aver determinato uno squilibrio che genera degli effetti a catena ben oltre le capacit\u00e0 immaginative e di controllo degli scienziati. Per questa ragione, la decarbonizzazione economica ha un potenziale rivoluzionario a livello storico (Howe C., Pandian A. 2020), perch\u00e9 essa comprende anche la necessit\u00e0 di mettere in dubbio l\u2019immaginario sociale e di crescita senza fine che ha sostenuto e giustificato le emissioni di gas climalteranti (Van Aken M. 2020), contribuendo per molto tempo a minimizzare il ruolo di queste ultime nel determinare l\u2019attuale accelerazione dei cambiamenti ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal proposito, le risorse presenti nell\u2019ambiente possono essere considerate un bene comune, intendendo per comune ci\u00f2 che si abita sia come corpo biologico sia come soggetto politico e sociale: questo comprende non solo la terra ma anche lo strato atmosferico soprastante, cos\u00ec da generare l\u2019esigenza di rivendicare un diritto universale al respiro e a una casa atmosferica che non danneggi troppo la vivibilit\u00e0. Al contempo, \u00e8 bene ricordare che le minacce riguardanti la salubrit\u00e0 dell\u2019aria provenienti dagli inquinanti mostrano delle differenze rispetto alle emissioni di CO2 che sono alla base della crisi climatica attuale. L\u2019anidride carbonica opera secondo scale spaziali e temporali che si discostano dalla nostra quotidianit\u00e0 in modo ancora pi\u00f9 marcato rispetto alle polveri sottili presenti nelle citt\u00e0. In aggiunta, le polveri sottili e la diossina si depositano nei polmoni e interferiscono anche con gli altri sistemi organici, fino a tornare ad accumularsi sulla superficie terrestre. La CO2, invece, resta nell\u2019atmosfera con una temporalit\u00e0 molto pi\u00f9 diluita che non riusciamo ancora a riconoscere, anche per la mancanza a livello sociale di \u00absistemi di significato condivisi\u00bb (<em>Ivi <\/em>p. 93) con i quali leggere la rete di interdipendenze che lega gli esseri umani agli altri soggetti ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In moltissime aree del mondo il diritto a una casa atmosferica che favorisca la vita anzich\u00e9 minacciarla \u00e8 da pi\u00f9 parti violato o messo in pericolo: l\u2019atto di respirare pu\u00f2 sembrare tanto generico e astratto, quanto sono specifici e storicamente situati le idee e i comportamenti che minacciano il manifestarsi di un progressivo soffocamento, ad esempio nel caso dei roghi tossici nella tdf. Ogni lotta contro le ingiustizie ambientali \u00e8, in ultima istanza, una battaglia per rivendicare il dovere da parte delle istituzioni nazionali e internazionali di garantire a tutti un ambiente salubre, cio\u00e8 un\u2019aria non inquinata dai rifiuti di un\u2019economia incentrata sul carbonio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-1024x683.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2063\" srcset=\"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-1024x683.jpeg 1024w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-768x512.jpeg 768w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-16x12.jpeg 16w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04-1440x960.jpeg 1440w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.04.jpeg 1500w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto tra l\u2019atto di abitare e quello di respirare si fonda sul riconoscimento del fatto che il primo implica la scelta di non pensare all\u2019ambiente come uno spazio di cui appropriarsi ma come un luogo con cui entrare in relazione e all\u2019interno del quale stabilire dei legami con gli altri esseri viventi e non viventi: questo tema appare tanto pi\u00f9 rilevante in un momento \u2013 come quello attuale \u2013&nbsp; in cui l\u2019intero pianeta \u00e8 paralizzato dall\u2019azione di un virus che si diffonde principalmente per via aerea. Per tale ragione, se non possiamo pi\u00f9 sperare di ripristinare le condizioni climatiche e ambientali del passato, quello che possiamo fare concretamente \u00e8 imparare ad abitare questo nuovo tempo presente, con tutti i detriti generati dalla modernit\u00e0 che esso porta con s\u00e9. I rifiuti sono sia il punto finale di un sistema produttivo sia l\u2019inizio di una nuova serie di processi di trasformazione: essi possono costituirsi come supporti simbolici per le comunit\u00e0 che con essi entrano involontariamente a contatto, come nel caso campano. L\u2019ambivalenza degli scarti risiede proprio nell\u2019essere allo stesso tempo segni di vita (Reno J. 2014) e minacce di morte ma, in entrambi i casi, essi rappresentano degli elementi che ogni gruppo sociale deve imparare a riconoscere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-1024x683.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2065\" srcset=\"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-1024x683.jpeg 1024w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-768x512.jpeg 768w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-16x12.jpeg 16w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05-1440x960.jpeg 1440w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/WhatsApp-Image-2021-05-26-at-12.30.05.jpeg 1500w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Ph. <a href=\"http:\/\/www.postphotography.eu\/\">J\u00e1nos Chial\u00e1&nbsp; <\/a>| Terzigno, 2010<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) La prima ricorrenza di questa espressione \u00e8 riconducibile al rapporto sulle \u201cecomafie\u201d redatto da Legambiente nel 2003, mentre la sua popolarit\u00e0 deriva anche dal suo impiego nel romanzo <em>Gomorra <\/em>di Roberto Saviano del 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) Dal punto di vista dello Stato, l\u2019emergenza ambientale ha riguardato la saturazione delle discariche e l\u2019invasione dei rifiuti nei centri abitati, quindi l\u2019attenzione \u00e8 stata posta solo sul lato visibile della loro cattiva gestione con l\u2019obiettivo di ripulire le strade dai rifiuti, mentre il fenomeno dei traffici illeciti dei materiali di scarto pericolosi \u00e8 passato in secondo piano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) Si \u00e8 parlato di \u201ctriangolo della morte\u201d per indicare una zona compresa tra Acerra, Nola e Marigliano in cui \u00e8 stato attestato un aumento della mortalit\u00e0 dovuta a patologie di carattere oncologico, il quale \u00e8 stato ricondotto alla presenza in quel territorio di rifiuti tossici smaltiti illegalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4) Quello che \u00e8 possibile rilevare \u00e8 la necessit\u00e0 di integrare gli schemi interpretativi pi\u00f9 tradizionali con nuove categorie in grado di cogliere la dimensione inedita dei fenomeni a cui assistiamo oggi: ad esempio, il concetto di \u201cbiocidio\u201d (Armiero M. 2015)&nbsp; o quello di \u201cecocidio\u201d (Barca S. 2014) consentono di mettere in primo piano la distruzione parziale o completa di interi ecosistemi che ha delle ricadute su tutti gli esseri viventi che lo popolano, uomo compreso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(5) A tal proposito, Carlotta Caputo ha parlato di processi di \u201cscotomizzazione\u201d per indicare dei fenomeni inconsci di occultamento di certi elementi della realt\u00e0 che risultano troppo spiacevoli e potenzialmente generatori di angoscia (Armiero M. 2014). Questo aspetto appare molto rilevante per quanto riguarda la percezione dei rischi delle contaminazioni ambientali e le azioni che sono dispiegate per minimizzarli e occultarli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bibliografia <\/strong><\/p>\n<p>Alliegro, Enzo V., 2017: <em>Simboli e processi di costruzione simbolica. La \u201cTerra dei Fuochi\u201d in Campania, <\/em>\u201cEtnoAntropologia\u201d, vol. 5 (2), pp. 175-239.<\/p>\n<p>Armiero, Marco,2008: <em>Seeing Like a Protester: Nature, Power, and Environmental Struggles<\/em>, \u201cLeft History\u201d, vol. 13 (1), pp. 59-76.<\/p>\n<p>2014: <em>Teresa e le altre. Storie di donne nella terra dei fuochi, <\/em>Jaca Book, Milano.<\/p>\n<p>2015: <em>Ribelli. Naturalmente <\/em>in Nebbia, Giorgio, <em>La contestazione ecologica. Storia, cronache e narrazioni, <\/em>La scuola di Pitagora editrice, Napoli.<\/p>\n<p>Armiero, Marco \u2013 D\u2019Alisa, Giacomo, 2012: <em>Rights of Resistance: The Garbage Struggles for Environmental Justice in Campania, Italy,<\/em> \u201cCapitalism Nature Socialism\u201d, vol. 23 (4), pp. 52-68.<\/p>\n<p>Armiero, Marco \u2013 Iengo, Ilenia, 2017: <em>The politicization of ill bodies in Campania, Italy, <\/em>\u201cJournal of Political Ecology\u201d, vol. 24, pp. 44-58.<\/p>\n<p>Barca, Stefania, 2014: <em>Telling the Right Story: Environmental Violence and Liberation Narratives<\/em>, \u201cEnvironment and History\u201d, vol. 20 (4), pp. 535-546.<\/p>\n<p>Bontempi, Marco, 2017: <em>Reti di attanti. La concettualizzazione dell\u2019agency e degli attori come effetti dei networks nell\u2019Actor-Network Theory<\/em>, \u201cPolitica &amp; Societ\u00e0\u201d, Fascicolo 1, pp. 7-30.<\/p>\n<p>Burgalassi, David <em>et al., <\/em>2010: <em>Con\ufb02ict in Campania: Waste emergency or crisis of democracy<\/em>, \u201cEcological Economics\u201d, vol. 70, pp. 239\u2013249.<\/p>\n<p>Descola, Philippe, 2006: <em>Le nature del mondo<\/em>, \u201cEquilibri\u201d, Fascicolo 3, pp. 469-487.<\/p>\n<p>Douglas, Mary, 1975<em>: Purezza e pericolo: Un\u2019analisi dei concetti di contaminazione e tab\u00f9, <\/em>il Mulino, Bologna.<\/p>\n<p>Eriksen, Thomas H., 2017: <em>Fuori controllo. Un\u2019antropologia del cambiamento accelerato<\/em>, Einaudi, Torino.<\/p>\n<p>Guidi, Laura, 2015: <em>Lottare per l\u2019ambiente nella \u201cterra dei fuochi\u201d. Dieci storie di donne<\/em>, \u201cLa Camera Blu. Rivista di Studi di Genere\u201d,\u00a0n. 12, pp. 176-182.<\/p>\n<p>Gunel, Gokce, 2016: <em>What is carbon dioxide: When is carbon dioxide<\/em>, \u201cPoLAR: The Political and Legal Anthropology Review\u201d, vol. 39 (1), pp. 33-45.<\/p>\n<p>Herring, Ann D. <em>at al.<\/em>, 2011: <em>Syndemics in Global Health<\/em> in Erickson, Pamela I. \u2013 Singer, Merrill (a cura di), <em>A Companion to Medical Anthropology, <\/em>Wiley-Blackwell, Hoboken.<\/p>\n<p>Howe, Cymene \u2013 Pandian, Anand, 2020: <em>Anthropocene Unseen: A Lexicon, <\/em>Punctum Books, Santa Barbara.<\/p>\n<p>Ligi, Gianluca, 2009: <em>Antropologia dei disastri, <\/em>Laterza, Roma-Bari.<\/p>\n<p>Nixon, Rob, 2011:<em> Slow Violence and the Environmentalism of the Poor, <\/em>Harvard University Press, Cambridge.<\/p>\n<p>Reno, Joshua, 2014: <em>Toward a New Theory of Waste: From \u2018Matter out of Place\u2019 to Signs of Life<\/em>, \u201cTheory, Culture &amp; Society\u201d, vol. 31 (6), pp. 3-27.<\/p>\n<p>Scott, James C., 1998: <em>Seeing Like a State: How Certain Schemes to Improve the Human Condition Have Failed<\/em>, Yale University Press, New Haven.<\/p>\n<p>Van Aken, Mauro, 2020: <em>Campati per aria, <\/em>El\u00e8uthera, Milano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":2060,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[230],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2058"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2058"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2058\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2083,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2058\/revisions\/2083"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2060"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2058"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2058"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2058"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}