{"id":1451,"date":"2020-09-23T14:55:50","date_gmt":"2020-09-23T12:55:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.collettivoepidemia.org\/?p=1451"},"modified":"2021-09-07T00:00:38","modified_gmt":"2021-09-06T22:00:38","slug":"pavzine-13-le-epidemie-della-biodiversita-biosicurezza-senza-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/pavzine-13-le-epidemie-della-biodiversita-biosicurezza-senza-natura\/","title":{"rendered":"PAVzine 13 &#8211; Le epidemie della biodiversit\u00e0: biosicurezza senza natura"},"content":{"rendered":"<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"801\" src=\"http:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Schermata-2020-09-23-alle-11.38.03-1024x801.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1453\" srcset=\"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Schermata-2020-09-23-alle-11.38.03-1024x801.png 1024w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Schermata-2020-09-23-alle-11.38.03-300x235.png 300w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Schermata-2020-09-23-alle-11.38.03-768x601.png 768w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Schermata-2020-09-23-alle-11.38.03-1536x1202.png 1536w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Schermata-2020-09-23-alle-11.38.03-1440x1126.png 1440w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Schermata-2020-09-23-alle-11.38.03-320x250.png 320w, https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/Schermata-2020-09-23-alle-11.38.03.png 2039w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Contributo per la fanzine del Parco Arte Vivente http:\/\/parcoartevivente.it\/attivita\/progetti\/pavzine\/<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gruppo di ricerca ci siamo incontrati e formati attorno ad una epidemia. Non \u00e8 quella pandemica del Covid-19, ma quella che viene riconosciuta dal nome del batterio che la caratterizza (con tutte le incertezze del caso), Xylella fastidiosa. Approfondendo la ricerca attorno alle controversie che si sono sviluppate a partire dalla presenza del batterio in Puglia, ci siamo trovati a interessarci e a studiare la biodiversit\u00e0 vegetale. La nostra prospettiva rimane quella di umanisti che escono fuori dai loro settori disciplinari, e che si misurano con le possibilit\u00e0 di intendere un mondo a partire dalle relazioni che si intessono tra specie diverse, specie di entit\u00e0 quanto specie di cose. Pensare tra la Natura e la Cultura, i due campi epistemologici della modernit\u00e0, \u00e8 una sfida per noi soprattutto politica: se seguiamo le fila di questi ragionamenti, troviamo una posizione nella quale nessuna Natura pu\u00f2 esistere esclusa dalle dinamiche umane, di potere, sfruttamento ed espropriazione. Pensiamo che parlare delle relazioni e dei loro movimenti (rifuggendo dai determinismi) sia fondamentale in questa fase di profonda indeterminatezza e riconsiderazione di tutto ci\u00f2 che ci sta attorno, sia essa tecnologia, o invece diversit\u00e0 genetica.<br \/>Eppure, pensando agli olivi di Puglia cos\u00ec come alla crisi pandemica, ci siamo sentiti di dover approfondire la nostra visione rispetto alla possibilit\u00e0 di agire con o contro le entit\u00e0 e gli esseri che ci circondano. Se non si tratta pi\u00f9 di proteggere la Natura, recintandola e delimitandola attraverso una burocrazia della museificazione antropocentrica, di cosa si tratta? Che genere di lotta \u00e8 quella ecologica? In questo breve testo prenderemo spunto dalle nostre ricerche per chiederci qualcosa in pi\u00f9 rispetto al ruolo della biodiversit\u00e0 nelle strategie di biosicurezza: a partire da una concezione dell\u2019epidemia non come evento eccezionale, ma come costante fenomeno di interazione con le diversit\u00e0 vegetali e animali, quali possono essere le \u2018buone pratiche\u2019 di interazione e circolazione? Siamo convinti che una domanda a questa risposta coinvolga una concezione diversa delle entit\u00e0 con le quali viviamo, una riconsiderazione dell\u2019evento epidemico e delle possibilit\u00e0 di agirlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come collettivo abbiamo studiato le tecniche di gestione emergenziale delle entit\u00e0 non umane: queste rispondono ad un paradigma abbastanza noto, quello che tende a definire e distanziare una vita patologica da una sana. In entrambi i casi abbiamo visto affermarsi tecniche di sorveglianza e sanificazione, con una conseguente proliferazione di confini tra sano e patologico. Seppure possano essere considerate tecniche efficaci per la gestione dell\u2019emergenza, con tutto il suo carattere infodemico, non \u00e8 sicuramente augurabile una loro propagazione nel tempo. Nel caso della Xylella ormai parliamo di politiche di contenimento (come si pu\u00f2 contenere un batterio ineradicabile?) in deroga permanente, vuol dire che tutte le politiche dell\u2019emergenza e la loro uniformazione delle pratiche agricole andranno in deroga ad altre regolamentazioni, fino ad un tempo indefinito (questo l\u2019ultimo decreto del Ministro Bellanova). Nel caso del covid-19, solo in un secondo momento si \u00e8 concretizzata la possibilit\u00e0\/ necessit\u00e0 di convivere con questo virus: che cosa succederebbe se dovessimo ripensare in tempi lunghi l\u2019interazione con questo elemento invisibile? Lockdown in deroga permanente? Da queste considerazioni ci sembra urgente una riflessione attorno alla biosicurezza, ovvero attorno alle tecniche di governo che tendono a mettere in sicurezza la vita &#8211; alle volte negandola (non ci riferiamo esclusivamente ad una concezione antropocentrica della vita). E\u2019, da questo punto di vista, comunemente accettata in entrambi i casi che abbiamo preso in considerazione, la responsabilit\u00e0 delle relazioni ecologiche che il tardo capitalismo globalizzato ha improntato. La scala delle commistioni tra umani e non umani e la loro circolazione sono all\u2019origine di queste epidemie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio nella convinzione che non vi sia uno stato non-epidemico, crediamo che ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno, al confine tra citt\u00e0 e campagna, sia una considerazione approfondita delle pratiche di interazione, delle logiche razionali e irrazionali che le guidano. Non per arrivare ad uno stato non-epidemico, ma tutt\u2019altro per favorire epidemie alle quali le comunit\u00e0 territoriali possano rispondere, ridelineando, di volta in volta, il munus &#8211; come direbbe Esposito &#8211; i limiti del sacrificio che istituisce la comunit\u00e0 stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riprendiamo questo punto in questa PAVzine, perch\u00e8 \u00e8 proprio da un lavoro a cui ha contribuito il PAV da cui abbiamo preso (anche) spunto per ragionare attorno a queste tematiche. Aesthetics, Necropolitics and Environmental Struggle \u00e8 l\u2019ultima pubblicazione del collettivo Critical Art Ensemble (CAE, d\u2019ora in poi). Nel saggio occupa un posto centrale la discussione circa la gestione del selvaggio (care for the wild). Dal momento che il selvaggio non esiste pi\u00f9 (quello che abbiamo chiamato Natura pi\u00f9 in alto), quando si parla di questo tipo di gestione ci si riferisce ai modelli popolari tra i professionisti della gestione della \u2018vita selvatica\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito si riconoscono tre paradigmi fondamentali \u2013 dai quali possono essere declinate teorie pi\u00f9 sfumate. La prima e pi\u00f9 antica prospettiva \u00e8 quella della preservazione scenica. In questa prospettiva la regolazione \u00e8 per la gran parte orientata a gestire i termini dell\u2019interazione umana con un determinato spazio: cerca di controllare la quantit\u00e0 di umani che accedono alla terra, cosa possono fare e come lo spazio viene sviluppato (infrastrutture). La seconda prospettiva \u00e8 quella che \u00e8 improntata al supporto della diversit\u00e0 biologica. Si intende sia diversit\u00e0 biologica di specie (quante variet\u00e0 di olivi) che di habitat (solitamente ci si riferisce a quest\u2019ultimo). Questa prospettiva, secondo CAE, include anche coloro che concepiscono il primo obiettivo della gestione quello della variabilit\u00e0 genetica. Gli interventi saranno allora tesi al mantenimento o all\u2019aumento di questa variabile. Il problema di questo approccio \u00e8 che i parametri vengono stabiliti in funzione di specie vegetali e animali indigene. In qualche modo, invece di veicolare il naturale cambiamento degli ecosistemi, un approccio cos\u00ec specificato rischia nella pratica di lavorare per una loro cristallizzazione. Nella prospettiva pi\u00f9 recente invece, si sostiene un approccio pi\u00f9 sistemico e basato sui processi. Questo approccio apre ad una indeterminatezza nei termini di cosa appartiene al sistema, e non comporta una lotta al cambiamento fino a quando il processo rimane sano. A ben vedere \u00e8 proprio l\u2019attenzione e la cura del \u2018selvaggio\u2019 a caratterizzare la fenomenologia delle epidemie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La biodiversit\u00e0 \u00e8 un campo di confronto e scontro che coinvolge pienamente l\u2019umanit\u00e0. Questi paradigmi si possono riscontrare in forma diversa nelle legislazioni degli stati nazionali. Il tentativo \u00e8 allora quello di viaggiare tra gli interstizi di questi paradigmi e concepirne nuove declinazioni. Un esperimento importante in questo senso \u00e8 quello fatto dal CAE dal 2011, pi\u00f9 volte ospite del PAV a Torino: con un team di agronomi si \u00e8 studiata la legislazione in merito alla protezione delle piante. In un secondo momento si sono associati spazi vulnerabili a piante protette. In questa maniera, giocando sull\u2019esistenza del selvaggio nella giurisprudenza, si generano alleanze inaspettate tra piante protette e umanit\u00e0 spogliate di ogni diritto, lasciate morire.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":1453,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[48,136,139,135,137,138],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1451"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1451"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1451\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1461,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1451\/revisions\/1461"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1453"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1451"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1451"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.collettivoepidemia.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1451"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}